Reshoring Manufacturing: cos'è e può aiutare davvero il Made in Italy? - YouTube

Channel: Ornella Auzino

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Il reshoring salverà il made in italy? Questo  è un argomento abbastanza complesso da spiegare  
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ma proverò, come faccio sempre su questo  canale, a renderlo
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quanto più facile e fruibile possibile. Io sono Ornella Auzino e produco borse per altri
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per amore del mio lavoro e del mio settore racconto tutto  quello che c'è dietro al mondo delle borse originali  
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ovvero vendute e prodotte attraverso il  mercato legale. Lo faccio anche per oppormi alla  
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contraffazione e raccontare tutta la filiera e tutto quello che c'è dietro al lavoro di  
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una produzione di borse. E' anche un modo di sensibilizzare te che compri le borse  
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e puoi scegliere fra i tantissimi brand che ho recensito su questo canale che trovi nella mia  
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playlist delle recensioni di borse, un prodotto  originale che magari può sostenere
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un artigiano piccolo italiano, un brand che ha l'azienda in Italia
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l' importante è che sia originale. Parliamo di questo e di altro dopo la sigla!
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E' importante capire che cos'è il reshoring. Draghi dice sempre parlate con parole italiane e no inglesi
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quindi per dirlo all'italiana
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significa il ritorno in Italia delle aziende che stavano producendo all'estero
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Ritorno perché circa 30 anni fa più o meno
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con l'apertura delle frontiere e con tutta una  serie di accordi
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le aziende hanno cominciato ad andarsene in cina per produrre  e quindi si è aperto u nuovo mondo dal punto di vista  
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della produzione. Abbiamo parlato tante volte e questo ha  creato delle sfalsature nel mercato interno
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un mercato che si è sempre basato sulla  manifattura si trovava un certo punto senza la  
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cosa principale: i clienti, quindi molte aziende  hanno chiuso, molte aziende si sono reinventate  
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e tante altre per reinventarsi sono diventate  terzisti o hanno cominciato a fare  
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il loro brand che hanno portato avanti. Questo succedeva qualche annetto fa
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anche prima della pandemia
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Un paio di anni fa quindi le aziende  hanno cominciato a ritornare in italia
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per vari motivi. Un po perché il consumatore diventa sempre più consapevole e  
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chiede dove si fanno i prodotti, con che materiale li fanno, se rispettano l'ambiente e le  
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normative, se rispettano i lavoratori ecc, quindi molti brand per etica poiché avevano  
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bisogno anche di ampliare il proprio mercato,  sono stati invogliati a ritornare in italia  
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fatto sta che poi l'anno scorso si blocca il mondo e si bloccano ovviamente tutte le importazioni
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e le aziende hanno dovuto rivedere completamente  
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i loro piani produttivi e hanno cominciato a vedere nell'  italia un'opportunità e non soltanto
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come una preda temporanea. Molti  brand hanno fatto anche per anni la furbata che  
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producevano una parte sola in Italia per poter mettere l'etichetta made in Italy
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dato che per legge si può fare
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Quindi la consapevolezza del consumatore,  abbinata a delle normative, abbinata a dei costi  
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e dazi e tutta una serie di cose hanno fatto sì che  
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si verificasse questo fenomeno del rientro  in italia di tutta una serie di brand
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Quindi sembra una cosa positiva perchè nel periodo in cui le aziende stanno chiudendo perché non ci sono lavori, perché c'è un  
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problema di finanza ecc allora è un'ottima cosa  che le aziende rientrino in italia
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In realtà io ho ravvisato nel rientro delle aziende all'estero  cinque grandi problemi che vado
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a descriverti e voglio che tu mi aiuti a sviscerare ancora meglio l'argomento
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quindi se hai informazioni ulteriori  
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ti invito a condividerle qua sotto e sui social in cui parliamo di solito
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Ci sono quindi dei veri e propri gap da risolvere
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per il rientro in italia. Partiamo dalla base
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il primo problema che mi viene in mente quando penso che  un'azienda è rientrata in italia è il costo della manodopera
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Molte aziende rientrando in italia  senza essere consapevoli che comunque il costo  
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della manodopera èdi più rispetto a quello a cui sono abituati, ma non perché lo voglio io, ma proprio perché costa avere le persone inquadrate  
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costa un certo livello di sicurezza in fabbrica ecc 
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Il costo del lavoro in Italia per la  manifattura grava tantissimo perché ovviamente  
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incide direttamente sui prodotti degli altri  settori
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e un'azienda che rientra dall'estero ne risente
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e cerca di trovare più o meno un pareggio con  i costi delle produzioni in cina, in india  
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o in altri paesi e questa cosa, come comprenderai, è impossibile da fare o meglio.. fin quando c'era  
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tutto un assetto di aziende illegali e paralegali  anche in italia, era possibile
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non distaccarsi così tanto dal costo di Cina, Marocco e Romania
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si può fare con aziende illegali o
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subappaltate, che sembra quasi una scatoletta cinese
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e si perde un po di vista quello che si produce
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così il prodotto mi esce quasi a quel pezzo a cui  compravo dall'estero e per di più quel poco che  
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pago in più ne guadagno di logistica
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e ammortizzo i costi. E' un problema grande che va affrontato subito
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dal punto di vista sia legislativo che politico
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perché bisogna riformare completamente il settore  e soprattutto certificare la filiera e controllare tutti  
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quelli che sono i processi di ritorno in italia  di queste aziende. Cerchiamo di rendere  
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profittevole tutta questa cosa per chi vuole ritornare. Il secondo grande problema che intravedo in questo rientro in Italia  
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è dettato da una mancanza di know how da parte dei  terzisti. Nel corso degli anni è accaduta una cosa  
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che provo a spiegarti in maniera semplice: quando le aziende sono andate all'estero
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a produrre, i terzisti facevano tutto in fabbrica
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sviluppavano i modelli, le produzioni, la ricerca materiale e avevano
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competenze a 360 gradi. Succede poi che molte aziende devono riconvertirsi quando iniziano a lavorare con le
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firme, inizialmente hanno mantenuto tutte queste fasi quindi facevano  
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il taglio, l'approvvigionamento dei materiali, lo sviluppo delle campionature e tutto il resto  
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Le firme però, dato il problema della contraffazione,
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hanno deciso di distribuire fasi differenti a terzisti diversi
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altrimenti c'era un alto rischio di overrunning e quindi di sovrapproduzioni  
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che sono state vendute sotto banco
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inoltre c'era anche il problema di corruzione a certi livelli della filiera
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magari l'ispettore che gestiva la pelle
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prendeva la mancetta dalla conceria e poi la mancia
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dal terzista.. tutta una serie di episodi che
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molti del settore sanno
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e magari ascoltandomi si faranno pure una risata ricordando quei tempi
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Quindi i brand che danno il lavoro fuori iniziano a spezzettare le varie fasi
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Il taglio lo fanno loro internamente, l'assemblaggio lo fa il terzista, la logistica la
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fa un altro, così hanno un maggiore controllo verso chi fa  
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parte della filiera che come dico sempre  andrebbe certificata
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Ora però cosa succede? Che ora il terzista si trova a saper fare solo quella fase specifica
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soprattutto i terzisti di
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seconda terza e generazione
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e alla fine non si incontreranno domanda e  offerta perché il terzista non sarà in grado  
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di sviluppare campionatura, approvvigionamento,  e tutto quello a cui è abituata l'azienda che  
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rientra dall'estero. Serve quindi una fase di ricollocazione del terzista  
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e di riaccompagnamento alla normale vita in fabbrica e quindi della creazione di
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campionari, lo sviluppo dell'approvvigionamento  materiali e tutte le cose che si sono perse nel corso degli anni
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mi è capitato in passato di interagire con delle persone ma avevo il problema di non avere la modelleria interna
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e adesso ci siamo messi in corsa
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però se il governo aiutasse, se ci fossero le associazioni che supportassero chi non  
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è in grado in questo momento di prendere lavori  completi e soprattutto se ci fosse cooperazione  
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quindi se delle strutture svolgessero i campionari  e delle altre le produzioni senza che chi svolge  
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campionari pende il guadagno su quello che deve  fare il terzista ma lo si fa in collaborazione  
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si potrebbe arrivare a dei progetti molto interessanti. Non bisogna pensare alla filiera come
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come appalti e subappalti ma come una  condivisione
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bisogna fare collaborazioni e non essere  
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egoisti e condividere e crescere. Io nel mio  piccolo cerco di farlo e spero che col tempo molte  
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persone comincino a condividere e che non siano avidi, tanto anche quello che ha duemila persone  
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a lavoro ha dei limiti produttivi e quindi non  potrà fare tutto internamente e quindi è il caso  
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di cominciare a crearsi dei corollari fuori  dove non ci sia necessariamente un rapporto  
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di subappalto ma un rapporto di condivisione, una sorta di consorzio
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Troviamo una formula per poter aiutare i terzisti! Il terzo problema grave
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pesa tantissimo sull'italia a qualsiasi livello ma  ancora di più nel meridione e sono le infrastrutture  
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Noi siamo  portati a pensare che i brand quando producono  
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all'estero producono soltanto perché i costi  di manodopera sono bassi
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invece non è solo legato al costo di manodopera ma anche al  
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livello di organizzazione, di infrastrutture che  le fabbriche in cina o in altri paesi del mondo  
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riescono ad avere e parlo non solo di fabbrica  inteso come stabilimento ma di tutto quello che  
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viene costruito attorno. Per arrivare  a una fabbrica magari c'è l'aeroporto vicino  
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o tutta una serie di treni e di servizi vari
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In Italia invece abbiamo solo delle aree  che rappresentano dei comparti produttivi ma non  
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necessariamente quelle aree sono ben servite  da tutti i mezzi pubblici faccio un esempio:
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se tu vai a Scandicci e quindi vai a Firenze,  scendi alla stazione di firenze prendila tramvia
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e arrivi direttamente dentro Scandicci. Non voglio entrare nella polemica toscana perchè non mi compete
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in cui lamentano che la tramvia ha tolto molti posti di lavoro
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purtroppo col processo moderno ci si perde da altri  punti di vista ma diciamo che tendenzialmente  
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questa cosa cosa è fighissima. A Napoli invece è impossibile arrivare dalla stazione centrale
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a Casandrino o ad Arzano. Magari tu sei fuori Napoli
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e devi quindi per forza prendere un'auto
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andare a prendere la persona alla stazione e portarla  in azienda. Lo stesso problema lo hanno gli stessi operai
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che non possono utilizzare il monopattino o la bicicletta elettrica per venire da certi  
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quartieri nell'hinterland dove ci sono la maggior parte delle fabbriche
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E' stato un grande problema anche nel periodo  del lockdown, perchè gli operai magari si raggruppano
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in una sola auto per andare a lavoro e in quel periodo non potevano farlo e non c'erano neanche i mezzi
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e si sono dovuti riorganizzare anche impattando sull'ambiente
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quindi è davvero una situazione paradossale
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perché i mezzi pubblici non funzionano soprattutto al sud
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il paradosso è proprio questo che è il sud quello  
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che ha più bisogno di infrastrutture percè è una skill ed
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un vantaggio per il made in italy avere un sud  produttivo perché al nord non riescono a produrre  
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tutto e quindi necessariamente molti brand devono  produrre in campania  (come già fanno)
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in puglia, in sicilia, in calabria, quindi c'è bisogno di infrastrutture e c'è bisogno  
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di falo nel più breve tempo possibile, non come la  salerno reggio calabria...
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e soprattutto avere una progettualità  
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intorno alle fabbriche, intorno ai poli produttivi  per aiutare quei poli a svilupparsi
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Altro gravissimo gap che c'è è la mancanza di network
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fra aziende, artigiani e fornitori
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Ci sono tantissime associazioni e molte stanno facendo delle  attività utilissime per il settore
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solo che poi ognuno appartiene ad un' associazione diversa e comunque non c'è coesione
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poi molte hanno interessi politici e non ci si può affidare
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perchè ci sono interessi diversi per differenti progetti
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sarebbe bellissimo poter fare un fronte unitario  poter capire quanta capacità produttiva ha l'italia realmente
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vedendo che programmi di lavoro ho e come
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posso sopperire ai problemi o vedere come risolvere se c'è una fabbrica che non sta lavorando  
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Sapere chi ha una capacità produttiva immediata, chi a medio termine e chi più a lungo  
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Uno schema quindi per poter allocare  lavoro alle aziende e questo è possibile solo se c'è network
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fra tutti quanti invece di guardare ognuno al proprio orticello
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ma sembra che qualcosa si stia muovendo quindi non disperiamo
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spesso dalle crisi nascono ottime opportunità. Ultimo problema ma non per importanza
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è il non avere le strutture per poter gestire il terzista
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che non è la fabbrica in Cina. In Italia bisogna seguire il cliente passo passo, dal design
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da un computer, con i materiali, con la manodopera
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e tempi dettati pure dal fatto che si hanno altri clienti e programmazioni
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Molte aziende rientrano all'estero forti  del fatto che c'è molta gente che ha bisogno di lavorare
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e cercano di trovare delle forme coercitive  
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per poter collaborare ma a prescindere da questo, è proprio una questione
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pratica. Devono esserci delle basi da  parte dell'azienda che commissiona il lavoro per  
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poter gestire la filiera che produce e quindi dietro c'è tutto questo giro
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in cui si vede l'opportunità ma non si vuole fare nulla per  
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risolvere questi problemi. Spero che ci sarà
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la volontà reale da parte dei grandi gruppi e del  governo e dei dei piccoli artigiani, le piccole  
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e medie imprese, di risolvere. Scrivimi qua sotto cosa ne pensi su questo argomento
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Spero che questo video ti è stato utile. Iscriviti al  canale. Noi ci vediamo al prossimo video. Ciao da Ornella